martedì 13 dicembre 2016

Il mio albero di natale bollywoodiano


Come promesso ecco alcune foto del mio albero di natale di cui vado tanto fiera! Sì, forse è un vaso di natale pieno di rami, ma ciò non toglie la magia. Quest'anno Bollywood (l'anno scorso il tema era il giappone con un ikebana di natale).
Le decorazioni si muovono al minimo sospiro.

Si illumina anche di notte ;)

sabato 10 dicembre 2016

Natalissimo


Natale sta arrivando. E dall'otto dicembre si può davvero iniziare a parlarne. L'otto dicembre infatti è natalissimo, l'inizio di tutto: ginger ricoperto di cioccolato, ghirlande alle porte, l'albero addobbato e per chi vuole anche il presepe (con i lego e le vecchie sorpresine kinder), la preparazione dei biscotti e se avete un'amica tedesca la preparazione del più buon musli fatto in casa, con tutte le amiche intorno ad un tavolo a tagliare mandorle e Tenco di sottofondo. Questa tradizione del natalissimo me l'ha trasmessa L., l'autore della rubrica musicale di questo blog.
Lasciate stare il fatto che dovete pensare ai regali, lasciate stare l'ansia di tutte le future cene coi parenti, e festeggiate natalissimo, in casa, con un bel maglione pesante, le persone a cui volete veramente bene e amatevi! Amatevi mentre il fratello canta tiziano ferro all'ukulele, il genitore è un po' brillo e raffreddato sul divano, e le amiche addobbano l'albero con tacchini ed elefanti di plastica riflettente, amatevi per un attimo dimenticandovi dei vostri infiniti problemi. Buon natalissimo a tutti.

Io ho raccolto le frasche per addobbare l'intera casa, come vedete! A breve un post con i risultati ;)


Piccola informazione: sì, quello che indosso è un vero maglione irlandese Aran, non fa passare un filo d'aria fradda! A Firenze questi maglioni caldissimi e belli si trovano in Via Maggio n. 63 r. in questo negozio.

lunedì 21 novembre 2016

Metallo, Ridicolo Non Ridicolo

I picked the nearest blade I found to meet you in the field. 

Questa rubrica è poco regolare, peggio dello stesso blog che la ospita. È passato più di un anno... Come state? Io benino, grazie.

Sono usciti dischi incredibili in questi mesi, la musica continua ad essere una cosa meravigliosa ed io continuo ad esserne entusiasta. Non vi ho scritto però, questo è vero. Ho passato periodi alterni, che si sono avvicendati tanto velocemente che non ho mai avuto tempo di fermarmi a scrivere. Per farmi perdonare farò un post tenuto insieme da un tema che mai avrei creduto di utilizzare: il metal.

Lo so che scrivere “metal” è per molti un bell'invito a smettere di leggere. Ma datemi una possibilità. Prima di scappare, datemi una possibilità! Per dimostrarvi che sono ben predisposto, comincio così, da paraculo.





Dream House è il pezzo di apertura di Sunbather, disco che nel 2013 ha ricevuto critiche ottime da tutta la stampa 'alternativa'. I metallari sostengono che non sia metal, ma anche sì. Poi è death metal, poi è shoegaze... allora è deathgaze, no no è post-metal.
È hipster.
Critiche ed etichette a parte, Sunbather è un disco che vi consiglio, così come New Bermuda, il successivo dei Deafheaven. Purtroppo il loro cantante si prende molto sul serio sul palco: gesticola con trasporto, fa finta di dirigere un'orchestra, scuote il ciuffo. È bravo solo lui. Quasi ridicolo.
Ed è questo il nodo della questione da quanto ho capito. Il motivo per cui a tanti il metal non piace – anche il metal classico e non-hipster – è che spessissimo finisce per essere ridicolo. Ma provate voi a fare uno spettacolo, che sia musica o altro, sempre incentrato su rabbia, violenza, durezza e altri aspetti estremi dell'animo umano. Se non siete Kubrick, rischierete continuamente di fare un passo falso e da lì in poi farete ridere.
Nonostante il ridicolo, il metal è duro a morire e la comunità metal è comunque abbastanza estesa. Metallari tinti male che, da voi che li sbeffeggiate (ma poi magari ascoltate i Coldplay), si sentono giustamente di prendere le distanze.





Questi Nails sono una chicca! Veloci, violenti, fanno grindcore, powerviolence, generi con nomi così, tra trash metal e hardcore punk. La canzone di sopra è di quest'anno. Ovviamente potevo presentarvi i più classici Napalm Death (o Jim Carrey che ne fa l'imitazione), ma sto cercando in questo post di proporre gruppi relativamente nuovi. Metal's not dead!
Il metal non è morto. Anche se a volte ci va vicino.
Prendete questa band americana della Georgia. Sono in viaggio sul bus, vicino a Bath in Inghilterra, il bus cade da un viadotto. Rischiano la morte, due membri della band dopo aver recuperato, mollano, vengono rimpiazzati e a fine 2015 i Baroness se ne escono con un nuovo album, Purple. A me è risultato un disco esaltante, sopra la media, mai ridicolo perché in qualche modo riesce a tenere il giusto livello di intensità. Sarà stata l'esperienza traumatica...
Così, quando il cantante John Baizley (che anche disegna le copertine dei dischi) mi canta che ha bisogno di una scossa, io ci credo come un bimbo crede a Babbo Natale. Me l'hanno data a bere! Quando mi sento paralizzato – che sia per noia, per fatica o per mancanza di motivazione – canticchio i Baroness e penso che vorrei qualcosa che mi sorprendesse.




A volte però proprio non ci si fa. Tutto questo pathos metallico è troppo, lo so. Spesso gli urletti non si sopportano, così come le schitarrate infinite. Così, quando l'intensità se ne va e del metal rimangono solo immagini di teschi e vergini sacrificate, possiamo sempre prenderci una vacanza. Senza andare troppo lontano, potremmo battere i territori un po' aridi dello stoner rock. Senza prenderci troppi giorni di ferie, potremmo concederci un fine settimana. Un fine settimana super- tranquillo, a base di birra, con i nostri migliori amici nerd.




Ho cominciato da paraculo e ho finito scherzando e mitigando. Ma le quattro band che vi ho presentato fanno sul serio. Ciascuna di queste a modo suo ha trovato un equilibrio, forse non così delicato, per non cadere nel ridicolo. Spesso addirittura sanno comporre, suonare e cantare mentre vi mostrano i denti e vi guardano male.
Alla fine è solo questo credo: se riescono a non arrossire in faccia mentre afferrano la chitarra come una lama raccolta sul campo di battaglia, hanno fatto il loro.

L.

venerdì 16 settembre 2016

Le cento scimmie

Come promesso, ecco il mio piccolo pezzo di stoffa wax...punto a possederne altre, sia ben chiaro.
Pantaloni e bandana sono di Le Cento scimmie, giovane marchio trovato per caso al festival dell'artigianato a Firenze.
Comunque questa non è la mia solita tenuta per fare giardinaggio, penso che questo sia chiaro!

sabato 10 settembre 2016

I tessuti wax

È da circa tre anni che ho una vera e propria fissa per i tessuti wax. È arrivato il momento di condividere la mia passione.
La storia vuole che circa 170 anni fa, in un piccolo paese olandese chiamato Helmond, Pieter Fentener van Vlissingen venisse convinto da suo zio ad imitare le stoffe indonesiane Batik per poi commerciarle nelle colonie olandesi del sud est asiatico. Fondò così la Vlisco.
L'impresa commerciale fu un flop: le stoffe Batik originali erano di gran lunga preferite nelle colonie orientali. Il viaggio per portare le stoffe prodotte in Olanda prevedeva però delle soste in Africa per trovare i necessari rifornimenti per proseguire in mare.
E fu così che le stoffe che in Indonesia non avevano avuto alcun successo sbarcarono in Africa, dove ancora oggi sono considerate le stoffe dei vestiti per le grandi occasioni.
Ogni stoffa in Africa ha un nome diverso ed un suo significato nascosto, un modo per le donne per parlare senza parlare.
Questa per esempio si chiama "Si tu sors, je sors", ovvero se tu esci, io esco: se vedi il matrimonio come qualcosa che puoi prendere e lasciare come più ti piace, farò lo stesso.
Questa invece si chiama "Je cours plus vite que ma rivale", corro più veloce della mia rivale, e viene usata per simboleggiare la rivalità fra delle mogli.
O questa che si chiama "La famille" e significa che anche se nella famiglia c'è un uomo è la donna che regge tutto, viva il matriarcato!
Poi in ogni zona dell'Africa ogni stoffa può avere sfumature di significato diverse. Questa (una delle mie preferite)  in alcune zone dell'Africa occidentale significa che chi la indossa sa ballare il cha cha cha.
Vabbè e poi ci sono dei pattern abbastanza trash a cui non resisto...

Insomma...questo post era solo un'anticipazione, sappiatelo.

lunedì 5 settembre 2016

Lonely: capezzoli, peli e cerbiatti

Lonely è un marchio di intimo neo zelandese "per donne che indossano la lingerie come una lettera d'amore per se stesse", come dice la sua designer.
A parte il messaggio pubblicitario che lo ammetto mi ha catturata, sono vittima di questa pubblicità, (target raggiunto!), quello che apprezzo è lo sforzo di proporre nel mondo della moda delle immagini finalmente non stereotipate di donne. Perché sinceramente la modella a bocca socchiusa, palpebra abbassata e push-up spaziale che la poppa diventa una semisfera perfetta non è sexy, ve lo vogliono far credere. Ma sexy è un capezzolo che spunta dalla retina di un reggiseno che lascia intatta la forma a pera, sexy è la coscia con qualche smagliatura fasciata da una culotte a vita alta, sexy è il pelo che esce da una mutanda, sexy è il tatuaggio, sexy è la donna sulla quarantina che si prepara un caffè con una vestaglia addosso, sexy è Jemima Kirke che mette il rossetto a Lena Dunham, vestite solo di reggiseno e mutande.

Altre volte avevo condiviso attraverso facebook brand rivoluzionari da questo punto di vista, ma forse è venuto il momento di farci una rubrica: capezzoli peli e altre meraviglie!

mercoledì 24 agosto 2016

Estate '90

Avete presente Winona Ryder in Giovani, carini e disoccupati (per intendersi quello che in inglese viene chiamato Reality bites), io ce l'ho presente più per Winona Ryder che per altro, la trama rimossa, vaga storia d'amore sciapa. Ecco, avete presente quanto era carina con i suoi abiti lunghi a fiori anni '90.
Cercasi abito lungo, leggero, preferibilmente a fiori, largo in fondo, stretto in vita. E dire che sono andati parecchio di moda negli ultimi due anni. Ma lo sapete, non mi accontento facilmente di surrogati sinteticoni, copie di copie di altre copie.
Ho aspettato a lungo, ma alla fine la mia pazienza è stata premiata: il mercato delle cascine di Firenze aveva un banco solo di vestiti lunghi anni '90. Quattro vestiti 10 euro. Non male.
Il mercato vince sempre.

Questo mi è stato rimproverato che fa un po' nonna...fatto confermato dai complimenti ricevuti solamente dalle nonne del mio ragazzo. Ma va bene così.

Sono tornata dopo mesi di silenzio, un'abitudine ormai, non prometto niente, ma potrebbero esserci altri post e altre foto in cantiere ;)