domenica 25 gennaio 2015

Wishlist: ovvero cinque oggetti inutili di cui ho estremo bisogno

Avevo promesso che sarei tornata ed eccomi a voi con una lista di frivolezze indispensabili:

1. L'eco-pellicciotto Lazzari color cammello, terribilmente anni '70. Questo oggetto inutile ormai non potrà riempire il mio armadio perché è andata come va sempre quando voglio fare un acquisto on line: "Saldi! È arrivato il momento, lo prendo!" "Ma sei sicura, ma poi quando lo usi? Quando devi correre in bici a dare ripetizioni?" "Ma mi manca proprio un eco-pellicciotto!" "Ma chi ti credi di essere, Margot Tenenbaum!" e mentre si svolgevano questi conflittuali monologhi interiori qualcuno è stato giustamente più rapido di me. Addio eco-pellicciotto Lazzari. Però vi prego, se trovate un degno surrogato, avvertitemi.

2. Trovatemi anche, per favore, un pigiama dalle fattezze maschili, ma dalle dimensioni femminili. Sono sempre stata invidiosa dei pigiami di mio padre e poi fino ai dieci anni mi venivano comprati pigiami unisex che dovevano in seguito essere passati a mio fratello e la cosa non mi dispiaceva affatto. Poi sono spuntati i primi sentori di femminilità, due capezzolini strabici e così si sono aperte le porte dei negozi di intimo anche per me: ma io rivoglio i miei pigiamini a quadri. E invece no, per trovare il degno compagno di una notte devo passare in rassegna scaffali e scaffali di babydoll pieni di pizzi, camicie da notte di raso con spalline spesse come filo interdentale oppure se si è più freddolose felpe e pantaloni tendenzialmente sul rosa con animaletti che possono variare dal coniglietto al gattino o alla più audace pecora. Allora mi arrenderò e andrà a finire come sempre: continuerò a dormire con le mie tute larghe e poco utilizzate per lo sport, con i calzini di lana rimboccati sopra (la pelle non deve assolutamente entrare in contatto con le lenzuola ghiacce) e con una felpa infilata nei pantaloni o qualche vecchia maglietta presa ad una manifestazione o ad un concerto.

3. Ho sempre ammirato le Swedish Hasbeens, però sempre da lontano, prezzi non troppo amichevoli. Poi una sera, mentre io Shila e sua mamma mangiavamo una pizza passando in rassegna Vogue Paris compaiono loro: degli zoccoletti svedesi di Kerstin Adolphson. Ricerca google. Prezzi più che abbordabili in Boulevard Saint Germain a Parigi. Se volete farci un salto ci sono anche tantissimi maglioni caldi caldi, calzini, borsette e un sacco di bandierine gialle e blu. Per quanto mi riguarda ho rinunciato ai sandali quando davanti alla vetrina del negozio mio fratello mi ha fulminato con lo sguardo dicendomi "colaaazioooone".

4. Questo è sicuramente l'oggetto di cui non ho bisogno, perché l'inverno sta per finire e perché ne ho già un paio di cappellini così. Ma il marchio che produce questi cappelli, Corka Rybaka, che in polacco significa la figlia del pescatore, mi ha colpito per il suo nome, per le foto della loro ultima collezione e per i colori di questi cappelli da pescatore fatti a mano. Date un occhio al sito, merita!

5. E arriviamo al quinto oggetto del desiderio. Devo ammettere che questo potrebbe essere l'unico della lista ad essere premiato per la sua utilità. Sicuramente non indispensabile, ma ammettiamo che questo zainetto Kanken potrebbe davvero farmi comodo.

domenica 18 gennaio 2015

I'll be back

Quando l'ultimo e unico commento al blog è di un sexyshop brasiliano capisci che è arrivata l'ora di rimettere mano alla tastiera.
Sono cambiate un paio di cose, importanti e decisamente meno importanti, nell'ultimo periodo; sono cambiate per poi ritornare sostanzialmente al punto di partenza:
-Totale abbandono della matematica dopo la laurea breve con conseguente necessità di lavorare in qualche modo (foto, siti internet, e tre Pitti di fila, brutta storia) e in seguito iscrizione alla specialistica. Quindi sostanzialmente sono ancora una matematica, non molto convinta, ma una matematica.
-Taglio di capelli radicale alla "À bout de souffle" riportato ad un attuale frangetta alla "Amélie Poulain" che punta a ridiventare il caschetto di una volta. Tutta una serie di riconferme del fatto che sono una radical chic hipster in incognito.
Insomma la mia vita attualmente mi sembra un cane che si morde la coda o più poeticamente gli ultimi sei anni sembrano un film con chiusura a cerchio. Parte però adesso il sequel, il secondo round, l'impero colpisce ancora, insomma vedetela come preferite, ma qualcosa dovrà cambiare.
Sicuramente qualcosa cambierà in questo blog (e forse qualcosa era cambiato anche prima se ve ne eravate accorti, fedeli ed incogniti lettori, che a quanto pare esistete ancora e mi chiedete che fine io abbia fatto):
- La moda. Non sono più tanto convinta dalla moda. Premetto che continuerò a parlarne, ma con un tono molto più critico, senza dimenticare però la leggerezza.
- La fotografia. Quella non mancherà mai.
- La bellezza. Vorrei sinceramente provare a proporre nel mio piccolo una bellezza diversa, che spesso non compare, una bellezza imperfetta, nascosta e reale.
E poi se volete vi renderò più partecipi di piccoli eventi della mia vita, che potrebbero però non riguardare alcuno dei tre succitati argomenti.
Ci state?
Se sì, preparatevi al mio ritorno, perché come diceva un celebre culturista austriaco in un film del 1984:
"I'll be back"


martedì 29 aprile 2014

Memorie di un pelo indomito

(foto di Arvida Bystrom)

Ho resistito fino al terzo anno di liceo senza toccare un solo pelo delle mie ascelle.
Ricordo i primi campeggi, io, due amiche e il solito gruppo di ragazzi con problemi comunicativi relazionali: non sono bambini, non sono uomini. Invece le amiche sembrano avere le idee ben chiare. Anche sul fatto che le mie ascelle non si possono vedere. Quando mi sdraio sull'asciugamano, la pancia schiacciata sulla sabbia grigia di quella che probabilmente in inverno era la foce di un canale melmoso, e giro il collo, il naso quasi sotto le ascelle, e apro gli occhi davanti a tutti quei fili neri e folti, ecco, allora mi sento in imbarazzo, incrocio lo sguardo delle mie amiche e sento il desiderio di coprirmi oppure di lasciare le braccia incollate ai fianchi. Poi giro il collo dall'altra parte e vedo i ragazzi, i petti magri e ricurvi, i peli appena accennati, dei bambini con un po' di barba e mi sento quasi orgogliosa, sono tutta natura, sono diversa e non me ne importa nulla e neppure a loro sembra importare nulla.

(foto di Arvida Bystrom)

sabato 29 marzo 2014

Dietro ogni grande fotografo c'è un grande gatto

Nell'intimità del suo studio, della sua cucina, della sua camera da letto, in un momento di riposo, lontano dalla strada, dagli scatti rubati, dai grandi eventi o dalle tematiche sociali, stanco e forse annoiato, oppure invece ispirato e determinato, il grande fotografo prima o poi vivrà quell'attimo folgorante in cui il suo gatto passerà accanto ai suoi provini, in una striscia di sole che filtra dalla finestra (magnifici contrasti!), si accocolerà formando curve e linee dolci e simboliche, momenti rubati alla quotidianeità e sì, scatterà una foto.
Walker Evans ci regala sei scatti del suo gatto: gatto sullo sgabello che guarda tristemente nell'obiettivo, gatto nella luce, gatto che fa le smorfie davanti al suo pasto, ma quello che preferisco è gatto nel lavandino. Come la grande opera del maestro dello stile documentario queste foto sono apprezzabili per la grande oggettività e la nitidezza del medio formato.
Questo è Zizi il gatto di Jacques Henry Lartigue. Come in molti altri scatti il fotografo si diverte qui a immortalare l'estremo dinamismo del suo cucciolo Zizi. Resta quel gusto di Lartigue a ricercare sempre la sorpresa, lo stupore giocoso, la gioia di vivere.
Josef Koudelka, amante dei forti contrasti, ci regala qui uno scatto rubato del suo gatto, rabbuiato e nero come molti suoi scatti.
Qui apprezzabile il gioco di ombre e pensare che la seconda è del grandissimo Henri Cartier Bresson. A Martine Franck, seconda moglie del fotografo, sono sempre piaciuti i gatti.
Il gatto di Edouard Boubat.
Gatto piccione e bambino di Robert Doisneau.
Gioco fra realtà e rappresentazione con questo gatto che esce dalla cornice di Edward Weston. Edward Weston era un gattaro, ha anche illustrato con le sue fotografie il libro The Cats of Wildcat Hill, libro dedicato alla comunità felina che ha deciso di convivere col grande maestro.
Forse però più significativa dell'opera del maestro e questa seconda foto, dove appare la maestria nella composizione di nature morte o quasi.
Ma il maestro della fotografia felina è sicuramente Nabuyoshi Araki (se digitate Nabuyoshi Araki su google image come ricerca correlata c'è Nabuyoshi Araki cat) con questa mise en abime del proprio amico a quattro zampe.
E mi ricorda tanto la fotografia di Marzia Pellegrino di cui ci parla spesso Er Pips (vedere il video linkato) .

Per approfondire potete visitare Artist and Kitties.

sabato 8 febbraio 2014

Del desiderio di un enciclopedia umana - August Sander e Zoltàn Jòkay

August Sander (1876-1964) inizia nel 1925 a catalogare tipi umani in una grande raccolta, Menschen des 20. Jahrhunderts (Gli uomini del ventesimo secolo), che comprende foto che vanno dal 1892 al 1954.
Zoltàn Jòkay nel 1989 dopo la caduta del muro di Berlino parte per la Germania dell'Est portandosi con sé solo la macchina fotografica e un sacco a pelo.


martedì 14 gennaio 2014

NOZZE COI FICHI SECCHI


E con grande piacere che annuncio alla piccola cerchia di persone che frequentano questo blog che ha fatto il suo debutto su internet Nozze coi fichi secchi, blog di cucina di mia cugina (vi avevo già parlato delle sue doti culinarie in questo post).
Sarà un blog profumato di biscotti dove trovare le istruzioni per riuscire a fare delle nozze coi fichi secchi, ovvero mangiare bene con una tavola in festa tutti i giorni dell'anno. Ma per capire meglio la filosofia culinaria di mia cugina v'invito a leggere il suo primo post.